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Imposta di successione: tra dubbi di costituzionalità e ipotesi di riforma fiscale

Imposta di successione: tra dubbi di costituzionalità e ipotesi di riforma fiscale

Con la sentenza n. 120 del 2020 (corte-costituzionale-sentenza-120-2020), la Consulta esprime profondi dubbi sulla legittimità costituzionale del vigente sistema impositivo delle successioni e donazioni.

La questione, sollevata dalla Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna e che peraltro viene respinta, riguardava l’esclusione del coniuge dal regime agevolato di cui all’art. 3 comma IV-ter del D.Lgs 346/90 (che esenta dall’imposizione i trasferimenti di aziende e/o quote di partecipazione sociale in favore di discendenti, a condizione che questi proseguano l’esercizio dell’attività di impresa o detengano il controllo per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data del trasferimento): esclusione che non viene ritenuta ingiustificata.

Ma la Corte avanza serie perplessità sulla disciplina favorevole nel suo complesso, tanto che dalla lettura della motivazione si poteva persino presagire una autoremissione per la violazione degli artt. 3, 29 e 41 Cost. con riferimento non soltanto alla norma sospetta. Ciò, anche alla luce dell’analisi economica (che la Corte sfiora): l’Italia attualmente costituisce quasi un paradiso fiscale in relazione alla tassazione dei lasciti (vista l’imposizione proporzionale al 4% delle quote successorie superiori al milione di Euro; contro una media OCSE intorno al 15%). Un favor che non si può giustificare quantomeno riguardo a “trasferimenti di grandi aziende, di rami di esse o di quote di società, che possono valere centinaia di milioni o addirittura diversi miliardi di euro, (…) interamente esentati dall’imposta, anche quando i beneficiari sarebbero pienamente in grado di assolvere l’onere fiscale“.

Difficile prevedere che questa pronuncia schiuda la porta a rapide suggestioni di riforma dell’attuale assetto.

 

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